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Museo
Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese
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Consulta
il nuovo sito del Museo Baroffio
Orari
Giovedì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle
15.00 alle 18.30
Prenotazioni visite guidate allo 0331/777472 - 340/6793636
Le
visite guidate per gruppi (su prenotazione) saranno possibili
in qualsiasi momento allo 0331/777472 - 340/6793636 presso Metamusa.
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Il costo del biglietto intero è
Euro 3,00; il biglietto ridotto è Euro 1,00 ed è riservato
a gruppi superiori a 10 persone, visitatori sino a 18 e oltre 65
anni, studenti, soci TCI e possessori di Welcome Card.Per agevolare
l'accesso del pubblico è stato attivato un sistema di prenotazione
di visita con o senza guida abilitata.
Le prenotazioni devono pervenire dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 18.00 via telefono o fax al numero 0331/777472;
sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 12.00 al numero 340/6793636.
Note storiche - in origine, il Museo del Santuario - aperto
nell'ottobre del 1899 in tre locali della canonica, secondo un allestimento
di Ludovico Pogliaghi - raccoglieva solamente importanti reperti
legati alle vicendestoriche della basilica e alcune preziose donazioni
d'età sforzesca che confermano l'attenzione dei signori di
Milano per il maggior santuario mariano del loro ducato.
Nel 1929 pervenne in eredità alla parrocchia la raccolta
d'arte del barone Giuseppe baroffio dell'Aglio, assieme ad una cospicua
somma per una nuova sede che accogliesse anche le testimonianze
del Santuario. L'edificio fu progettato da Ludovico Pogliaghi e
dall'arch. Ulderico Tononi (1932 - 1935) ed è il medesimo
che, dopo anni di chiusura e di onerosi restauri, ospita entrambe
le raccolte in ambienti consoni all'attuale museologia e dotati
della più avanzata tecnologia. Il "collezionismo romantico",
e non certo rigoroso sul piano metodologico, del Baroffio, ha imposto
per i dipinti - nucleo principale del Museo - un ordinamento tendenzialmente
cronologico, completato da settori omogenei per altre tipologie
di opere.
Opere di scultura - Accoglie il visitatore lapideo
romanico Vergine col Bambino, realizzati da Domenico e Lanfranco
di Ligurno, attivi nel 1196, scultura scelta come "logo"
del Museo, già elemento centrale della lunetta del portale
d'accesso alla basilica di Santa Maria. Anche la sezione di arco
con racemi sembra provenire dallo stesso portale d'accesso alla
basilica di Santa Maria. Anche la sezione di arco con racemi sembra
provenire dallo stesso portale, demolito alla fine del XVII secolo
assieme al nartece romanico nel quale si trovava la Madonna del
latte, bassorilievo in marmo di Condoglia della fine del sec.
XV. Altri reperti del Santuario sono l'aquasantiera con la Pietà
del 1444 e il rilievo romanico Leone di san Marco. Nella
stessa sala, la IV, è il pulpito ligneo intagliato
e scolpito nel XVII sec., rimosso dal santuario negli anni Trenta
del sec. XX; figurano anche due dossali lignei del coro,
raffiguranti Un vaso con gigli e l'Ingresso di Cristo
a Gerusalemme, attribuiti alla bottega di Giacomo del Maino,
citata in un documento del 1478.
Dipinti
- Si segnalano solo alcuni dei circa i settanta dipinti esposti.
Tra i più antichi sono un S.Gerolamo e un S.Antonio
di anonimo pittore lombardo del Quattrocento, la fiamminga Deposizione
di Cristo dalla Croce di un tardo seguace di Robert Campin
e l'Adorazione dei Magi, copia in controparte da Hugo van
der Goes, ascrivibile alla fine del XV secolo. Al XVI secolo risalgono
un'affollata composizione Le sette opere di misericordia,
fino ad una bella Madonna col Bambino, vicina ai modi del
bresciano Moretto, S.Caterina d'Alessandria della bottega
del Giampietrino, Cristo portacroce di anonimo lombardo.
Appartengono al XVII secolo più della metà dei dipinti
conservati al Museo Baroffio. Sono rappresentati i principali
generi: accanto ai soggetti sacri (Visitazione di Camillo
Procaccino, S.Francesco di Girolamo Chignoli, Madonna
col Bambino attribuita a Bartolomeo Schedoni), troviamo scene
di battaglia (Battaglia, Cavalieri in ritirata del Borgognone,
Battaglia di pittore vicino a Michelangelo Cerquozzi),
nature morte (Natura morta con un'oca e selvaggina, Natura
morta con lepre e selvatici di pittore nordico), paesaggi
legati soprattutto all'arte di Claude Lorrain (terza sala), scene
di genere e bambocciate (Mendicante con due bambini che si
allontanano, attribuito a Domenico Feti, Giocatore di carte,
dell'ambito del fiammingo David Teniers il Giovane), ritratti
(Ritratto all'orientale di scuola napoletana, Ritratto
d'uomo barbuto di pittore olandese). Numerosi sono anche i
dipinti settecenteschi. Si segnalano: due tavolette, La morte
del giusto e La Preghiera, di Pietro Antonio Ma gatti,
nelle quali s'invoca la sempre venerata Madonna Addolorata della
basilica varesina di S.Vittore; Natura morta con pesche e uva
e Natura morta con i funghi e un frutto attribuite al Pitocchetto,
San Gerolamo di Francesco Cappella, due vedute veneziane
d'ambito del Cataletto, Barbiere di scuola del Todeschini.
Codici
e paliotti - Il Museo espone tre codici apparteneti al
Santuario, dei quali uno è un Corale ambrosiano
miniato del XIII secolo e un secondo il notissimo Antifonario
miniato da Cristoforo de' Predis, datato 1476, commissionato
dal vescovo di Piacenza Fabrizio Marliani e dallo stesso donato
alla basilica di S.Maria nel 1500. E' opera preziosa e di grande
valore artistico della maturità del miniatore milanese,
fratello di Giovanni Ambrogio, ritrattista di corte degli Sforza.
Di notevole rilievo i tre paliotti, significativi esempi della
fioritura delle arti del tessuto e del ricamo nella Milano sforzesca:
paliotto con gli stemmi di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este,
donato nel 1494 in occasione delle loro nozze e paliotto con
melograni, dono dello stesso Sforza. Infine, il paliotto
detto leonardesco, ricamato in rilievo, recante al centro
la Vergine delle rocce, ispirata al celebre dipinto di
Leonardo; non è azzardato attribuirne il cartone a Giovanni
Ambrogio de' Predis, collaboratore di Leonardo nel polittico smembrato
dal quale proviene la celebre tavola londinese, da molti assegnata
al de' Predis.
Mostra
Mariana - In consonanza e in continuità con il
viale delle Cappelle del Rosario e con il Santuario, il Museo
presenta un'inedita e ricca raccolta permanente di opere celebranti
i misteri della Vergine Maria. Ospitata nella sala V, la mostra
mariana è costituita da dipinti, grafica, ceramiche e sculture
di noti artisti contemporanei. Alcuni nomi bastano a sottolineare
l'importanza dell'esposizione: Dina Belotti, Floriano Bodini,
Bernard Buffet, Corrado Cagli, Domenico Cantatore, Aldo Carpi,
Primo Conti, Luigi Filocamo, Trento Longaretti, Enrico Manfredini,
Henri Matisse, Luciano Minguzzi, Giuseppe Montanari, ecc
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